• Alessandra Bello

Sass Pordoi – Via Maria



Giornata assolata ma non troppo calda malgrado la stagione.

Stanotte abbiamo dormito poco, davvero poco, ma decidiamo di dirigerci ugualmente verso il Pordoi .

Il passo era luogo importante di collegamento e comunicazione del confine e già dall’inizio della guerra tutti gli edifici furono requisiti ed allestiti per esigenze militari dalle forze austriache. Punto strategico di osservazione e controllo per le più famose e non lontane aree di battaglia.


Saliremo il Sass Pordoi seguendo la Via Maria, sullo spigolo per arrivare poi alla sommità e toccare i primi (quasi) 3000 metri di quest’anno.

L’avvicinamento all’attacco richiede il suo tempo e salendo per canaloni e pietraie penso a cosa è rimasto in questo paesaggio dei numerosi colpi di artiglieria italiana verso le numerose trincee e fortificazioni austriache che si trovavano qui.. Di tutto questo è rimasto ben poco dopo cento anni, il tempo ha ripulito ma il ricordo è rimasto.

Cercando con lo sguardo tracce di questo passato supero una coppia intenta a parlare fra loro, li guardo senza interesse immersa nella ricerca. Dopo appena pochi passi mi giro di scatto: “Nicola! Ma sei proprio tu!!” ci abbracciamo con calore ..un ‘amico di corse’ che mi è stato vicino da lontano in un momento di passaggio della mia vita. Che bello incontrarlo qui: sempre sorridente, sempre uguale anche se gli anni passano e accompagnato da una bellissima ragazza dagli occhi neri e profondi.

Dopo un breve scambio ci salutiamo, noi ci dirigiamo all’attacco e loro continuano il sentiero: arriveremo alla stessa cima, ma per vie diverse.


Arrivati all’attacco guardiamo verso l’alto. Qui la roccia è diversa, più dura. La via sarà lunga e noi inoltre dobbiamo fare alcune pause per fare le fotografie: non c'è tempo da perdere: ci prepariamo velocemente e partiamo.

La salita è impegnativa e alle soste quando ci voltiamo vediamo il Gran Vernel e lei, la Marmolada che ci racconta storie di suoni e rumori che spaccano le pietre e di silenzi interminabili. Da quassù si intravede anche il sacrario tedesco costruito nel 1937. Faccio qualche scatto e riprendiamo a salire sotto gli sguardi muti dei titani di pietra.

La scalata è impegnativa e la roccia corrosiva.

Arrivati alla cima i nostri piedi chiedono pietà! La luce si è fatta più calda e ci godiamo il panorama mozzafiato che spazia dal Piz Boè, passando per le Tofane e le Dolomiti Ampezzane in lontananza, la Marmolada e il Gran Vernel. La Grande Guerra a 360 gradi.


La discesa è lieve e ci riappacifica l’animo ed ora l’unico pensiero è rivolto a Lei.

È stata una via impegnativa ma che ci ha regalato davvero molte emozioni.

Alla macchina ci guardiamo “anche oggi siamo stati bravi; siamo qui con un’altra importante esperienza” e il cuore pieno di immagini.

Ma ora via di corsa non abbiamo tempo da perdere! Eva ci aspetta!



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Buon viaggio! e al prossimo articolo!

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